Il Novecento

TRADIMENTOL’eco del primo centenario era ancora molto forte quando, in occasione del IV censimento nazionale del 1901, anche ad Altamura si attuò quello che è stato definito lo “sventramento odonomastico”. Furono cancellate intestazioni secolari legate alle caratteristiche ambientali e comunitarie sedimentatesi nel corso dei secoli. Agli odonimi endogeni si sovrapposero con finalità didascaliche e celebrative i nomi dei figli illustri, dei luoghi e degli eroi del Risorgimento e, in modo predominante, dei protagonisti del 1799.

La città divenne un pàntheon all’aria aperta, il luogo pubblico per eccellenza della memoria, con i nomi dei protagonisti del 1799 trascritti sulle strade e per ciò esposti alla venerazione quotidiana: via Cagnazzi divenne via Luca De Samuele Cagnazzi; claustro Lanzano claustro Firrao. Una considerazione a parte merita l’intitolazione del claustro Cherubino Giorgio in claustro del Tradimento. Non tenendo conto della lezione del Serena e della sua ricostruzione “eroica” degli avvenimenti, e in contrasto con quanto il centenario aveva codificato, l’episodio del tradimento venne inserito nell’odonomastica cittadina senza il supporto certo di fonti. E questa nuova intestazione diede origine a polemiche sul terreno storiografico a partire da versioni antitetiche.[1]

La costruzione di una memoria identitaria e collettiva trovò il suo spazio anche nella trascrizione del racconto civico sull’arredo urbano che in quegli anni si stava riorganizzando.

Porta Matera, dalla quale era stato fronteggiato l’urto dell’esercito sanfedista, era stata abbattuta nel 1872, quando ancora le celebrazioni centenarie non ne avevano sancito la monumentalizzazione né il senso comune cittadino ne percepiva la carica evocativa. Un documento epigrafico (la lapide), intenzionalmente confezionato, sostituì il monumento – eredità del passato – seguendo una tendenza europea derivante dalla Rivoluzione francese e, cent’anni dopo, dalle celebrazioni promosse dalla Terza Repubblica che, attraverso la produzione di monumenti e di cerimonie pubbliche, mirava alla elaborazione di una laica religione civica.

cannoni 002

I cannoni Dentamaro, Pezzente e Sfrattacampagna – A.B.M.C.

Il Museo municipale, costituito nel 1891, diventò depositario degli oggetti della memoria, tra i quali i tre cannoni, Dentamaro, Pezzente, Sfrattacampagna, attribuiti alla difesa di Altamura e che, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, furono inviati a Napoli alla Mostra di ricordi storici del Risorgimento nel Mezzogiorno d’Italia.

Pubblicazioni e stampe popolari diffusero il recupero della memoria su scala regionale. Significativa è la litografia dal titolo “Valorosi delle Puglie morti per l’indipendenza d’Italia” nella quale la figura della Patria, seguita dai protagonisti del Risorgimento, addita i caduti pugliesi per l’unità d’Italia i cui nomi sono incisi sulle lapidi contrassegnate dall’indicazione del municipio di appartenenza. Singolarmente l’epigrafe intestata Altamura riporta i nomi di cinque protagonisti del 1799. [2]

La produzione nella Città di monumenti della memoria a committenza pubblica e privata non si arrestò negli anni a venire.

Corso Federico II divenne la vetrina del 1799, l’asse per eccellenza della memoria cittadina che collegava, in un percorso diacronico, i martiri del 1799 ai caduti della grande guerra.

grande guerra

Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale – Arnaldo Zocchi

Nel 1928 sul largo Cagnazzi fu infatti eretto un monumento ai caduti della prima guerra mondiale, opera di Arnaldo Zocchi: su due pannelli paralleli lo scultore racconta insieme la grande guerra e la tragedia del 1799, la contemporaneità ed il mito.[3]

Il richiamo al monumento di Piazza Duomo, alla resistenza e alla tragedia del 1799 è esplicito, nell’interpretazione di Zocchi è da lì che prende vita il processo unitario conclusosi con la prima guerra mondiale, prosecuzione delle lotte risorgimentali per l’indipendenza nazionale.

La coniazione dell’epiteto “leonessa di Puglia” è il tassello più persistente di questo lungo processo di elaborazione della memoria, di costruzione della tradizione e di invenzione del mito.

Sull’eco delle celebrazioni centenarie, il 30 novembre 1899, la casa editrice Sonzogno di Milano, nella collana “Le Cento città d’Italia”, pubblica una scheda abbastanza generica su Altamura ed il suo circondario, corredata da 8 incisioni sulla Cattedrale e da telegrafici riferimenti al 1799.[4]

Negli anni venti del ‘900 la collana viene riproposta in una nuova veste editoriale e, nel 1925, Giuseppe De Napoli firma il fascicolo dedicato ad Altamura indicata per la prima volta con il titolo “La leonessa delle Puglie”.

L’appellativo compare in copertina, dove campeggia il monumento ai martiri del 1799, e all’interno, a metà fascicolo, dove intitola il capitolo sul 1799 col contrappunto iconografico di una fotografia a tutta pagina del leone stiloforo della cattedrale.

L’immagine evocativa del leone a guardia della Cattedrale federiciana, monumento fondativo della identità cittadina, associato ai capitoli sulla resistenza al Ruffo e sulla Regia Università, produce una efficace suggestione che richiama esplicitamente l’epiteto coniato dal Carducci per la Brescia risorgimentale.[5]

La denominazione avrà fortuna nella letteratura locale, sarà ripresa dal Lucarelli e sarà diffusa capillarmente da due depliant turistici della Pro Loco del 1973 a del 1994.

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[1]P. SARDONE, Celebrazione ed elaborazione… in A. MASSAFRA (a cura di), Patrioti e insorgenti in provincia…, cit., pp. 421

[2]La litografia edita da Pedrinelli di Milano su disegno di Scamonatti, esposta nella sala lettura dell’A.B.M.C., riporta la seguente didascalia relativa ad Altamura con la trascrizione imprecisa di alcuni nomi: “Altamura / 1799 /D’Alezio Maur.zio / Cicorella Gius / Denora Giuseppe / Firrau Giovanni / Tubito Giuseppe”.

[3]Alla concretezza dei fanti che irrompono con le loro divise, la bandiera spiegata, le baionette spianate e le granate in pugno, Zocchi contrappone il pathos dei protagonisti del 1799 ritratti con i corpi nudi e drappeggiati (un combattente con berretto frigio che caduto abbranca un cannone, vergini , madri ed esiliati in catene). Entrambi i gruppi convergono in primo piano dove la Vittoria con la destra impugna una fiaccola e guida i fanti alla riscossa, e con la sinistra spezza le catene della tirannia a conferma che il sacrificio dei martiri del 1799 non è stato vano.

[4]Ivi, p.427

[5]Ibidem, p. 427. Nota 51

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