1899 – Primo Centenario

croce

Benedetto Croce

Le celebrazioni del I centenario dell’evento rivoluzionario costituirono l’acme di quella storiografia patriottico-agiografica, volta a ribadire il valore fondante del 1799 nella costruzione di una identità storico-politica nazionale.

A Napoli la direzione delle pubblicazioni celebrative fu affidata a Benedetto Croce che, per l’occasione, pensò di curare un Albo illustrato redigendo la gran parte delle note didascaliche a commento del corredo figurativo in esso contenuto.

La ricorrenza del centenario favorì a Napoli, dapprima fucina e centro propulsore della rivoluzione, poi attonita testimone della sua tragica e sanguinosa conclusione, una serie di iniziative finalizzate non tanto e non solo ad una rituale evocazione di quegli avvenimenti quanto ad una loro riconsiderazione in chiave di germinazione e spinta del successivo processo risorgimentale.

Quell’evento commemorativo avrebbe sollecitato al ricordo e alla riflessione sulle vicende del 1799 anche le province?

In Basilicata e in Terra di Bari, in realtà, il Centenario non determinò ovunque quello stesso spirito.

A Potenza, il 20 settembre del 1898 nella ricorrenza dell’anniversario della presa di Roma, veniva inaugurata la nuova sala per le riunioni del Consiglio Provinciale di Basilicata; nella circostanza, insieme ai ritratti di Mario Pagano, Q. Orazio Flacco, Luigi La Vista e Nicola Sole apposti alle pareti, venivano scoperte due lapidi con i nomi di tutti i lucani morti per la patria e la libertà dal 1799 fino al 1866, scelti da una commissione presieduta dal parlamentare Giustino Fortunato.

Mentre a Montalbano Jonico era stato un privato cittadino, Prospero Rondinelli, a sopperire alle dimenticanze delle istituzioni locali e della classe politica ricordando i martiri Fiorentino e Mastrangelo morti a Napoli sul patibolo, a Brienza, patria di Mario Pagano, le celebrazioni organizzate per ricordarne il centenario della morte assunsero carattere di solennità ed ufficialità e  furono accompagnate da grandi festeggiamenti.

Ultima delle non numerose manifestazioni lucane in ricordo degli eventi rivoluzionari del 1799 fu quella che si tenne a Lagonegro il 1° febbraio del 1900 per commemorare il concittadino Cristoforo Grossi, medico, condannato e ucciso a Napoli il 1° febbraio del 1800, tra i martiri ricordati sulle lapidi della sala del Consiglio Provinciale.[1]

In Terra di Bari, ad Acquaviva,  l’amministrazione comunale decide di intitolare ai Martiri del 1799 la piazza principale del paese dopo aver già fatto erigere in onore degli stessi, nel 1864 e su sollecitazione del consigliere provinciale Vitangelo Luciani, una lapide commemorativa.

Le celebrazioni che ebbero maggior risonanza sulla stampa furono quelle che il 10 maggio 1899 si erano svolte ad Altamura.

La città di Altamura

Pietro Viti

Pietro Viti

Alla fine dell’Ottocento, in un clima di generale esaltazione dei valori etico-politici a fondamento del processo di unificazione nazionale, si assiste ad una ripresa delle riflessioni anche sugli eventi altamurani del 1799. L’obiettivo è la costruzione di una nuova identità municipale più fondata storicamente che attinge al ricco patrimonio di memorie sedimentato nei ricordi familiari dei protagonisti locali dell’esperienza repubblicana del maggio, esperienza che viene riconnessa a quella più larga della repubblica napoletana e quindi ‘demunicipalizzata’.

Essenziali per questa ‘emersione dall’oblio’, sono i rappresentanti delle famiglie dominanti che, a vario titolo e senza soluzione di continuità, svolgono nella città un ruolo culturale e politico preminente.

Sulle colonne del giornale letterario “Spes” dell’8 maggio 1892 Pietro Viti, professore di Lettere al Liceo Cagnazzi, inquadra l’episodio altamurano nel processo scaturito dall’89 francese, e lo eleva a prima tappa del processo risorgimentale; inoltre si lamenta del fatto che non vi è ancora nessun monumento o lapide che ricordi quegli avvenimenti e i suoi caduti.[2]

Martiri 1799

Monumento ai caduti del 1799 – Arnaldo Zocchi

Nell’ottobre dello stesso anno, la giunta municipale raccoglie la proposta, fissa la somma di mille lire nel bilancio 1893 per l’erezione del monumento ai caduti del 1799, affida l’organizzazione delle commemorazioni ad un “Comitato per le feste del centenario del 1799” presieduto dal sindaco in carica e in cui figureranno – in qualità di presidenti onorari – i senatori Nicola Melodia e Ottavio Serena.

 Viene bandito un concorso nazionale per il monumento e viene fissata all’8, 9, 10 maggio 1899 la celebrazione centenaria.

Al concorso risulta vincitore lo scultore romano Arnaldo Zocchi, ma gli viene prescritto di sostituire, nella figura della città, l’elmo con la corona turrita, per rendere più chiara in quella figura di donna la personificazione di Altamura.

I discorsi commemorativi saranno pronunciati il 9 maggio e il 10 maggio 1899 da Pietro Viti, prima di scoprire la lapide a Porta Matera, e da Giovanni Bovio (deputato repubblicano di Minervino, nativo di Trani, ma figlio di padre altamurano), che inaugurerà il monumento in Piazza Duomo.

I socialisti altamurani prendono le distanze dal “delirio festaiolo” che aveva contagiato la città, e sul ‘Salento, organo del Partito Socialista delle province di Lecce, Bari e Foggia’ esprimono grande rispetto per gli avvenimenti del ’99, ma contestano l’uso della festa da parte dei ceti dominati.

Accettano il monumento per il suo valore didascalico, ma si dichiarano convinti che a quelli che “applaudiscono Bovio senza comprenderlo”, rimarrà solo il ricordo di un gustoso banchetto. Rigettano l’accusa di antipatriottismo ed esprimono la loro solidarietà a tutti quelli che soffrono per un ideale.[3]

La giornata si chiude nel teatro Mercadante con la rappresentazione del Rigoletto, in Piazza Duomo con i concerti delle bande di Acquaviva, Locorotondo e Altamura, e sul largo Cagnazzi con i fuochi pirotecnici.

Tutti i momenti delle celebrazioni del 1899 si inseriscono in una fase di trasformazione della cittadina pugliese e delle sue classi dirigenti, le quali   – come già evidenziato – mediante la canonizzazione di alcuni momenti del proprio passato opportunamente selezionati, elaborano nuovi modelli di appartenenza e un nuovo sistema di valori.

In questo processo Ottavio Serena svolge un ruolo determinante. Parlamentare e intellettuale impegnato collabora a la “Rassegna Pugliese” vero laboratorio per la creazione della nuova identità regionale. Nei suoi saggi storici che, superando la precedente produzione cronachistica, impostano un nuovo modo di fare storia fondato sull’analisi rigorosa delle fonti, Serena documenta ed esalta la specificità del percorso cittadino dalla fondazione, ad opera di Federico II di Svevia, alla costituzione dell’Università degli Studi voluta nel 1748 da Marcello Papiniano Cusani, alla quale attribuirà un ruolo determinante nella preparazione etico-culturale del 1799.

Nella conclusione della sua monografia sul 1799 pubblicata a Roma, Serena chiarisce le finalità della sua opera storiografica:

ottavio serena

Altamura nel 1799 – Ottavio Serena

“Io voleva, mettendo da parte le esagerazioni e le fantasticherie degli scrittori di qualsivoglia partito, ristabilire la verità dei fatti, e ristabilirla con la testimonianza di documenti irrefragabili e con le parole dei contemporanei; io voleva far vedere ai miei concittadini quel che si fece in Altamura, giorno per giorno, dal febbraio al maggio 1799, io voleva dimostrare che la memoria della difesa di Altamura è degna di essere tramandata ai posteri; e credo, o io m’inganno, di esservi perfettamente riuscito”.[4]

Emerge con forza il tema della costruzione dell’identità cittadina attraverso il recupero della memoria. Il 1799 è una tradizione che attraversa tutte le famiglie ed è il legittimo patrimonio della città su cui fondare una moderna appartenenza.

Dà valore e legittimità storiografica alle testimonianze dei protagonisti basandosi sulla documentazione rintracciata in città e seguendo il canone della storiografia tardo-ottocentesca che tendeva a trasformare la memoria in storia.

In occasione del centenario Serena pubblica una successiva ricostruzione degli avvenimenti del 1799, in cui intreccia e confronta tutta la letteratura sull’argomento con le fonti rinvenute ad Altamura che raccoglie in un ulteriore volume di documenti privati, cronache originali, resoconti orali e fonti inedite rintracciate nell’archivio comunale, negli archivi parrocchiali, notarili e delle Confraternite.[5]

Sulla scia del Serena anche Giovanni Firrao, nella sua ricostruzione della storia di Altamura pubblicata nel 1880, attinge al serbatoio della memoria orale dei suoi contemporanei e recupera dalla tradizione di famiglia il controverso episodio dell’uccisione di suo zio per rievocare quella che definisce la “catastrofe del 1799”.

In Firrao la tragedia collettiva del 1799, diventa l’atto fondante del processo di rigenerazione liberale che porterà all’Unità d’Italia. Vengono così inseriti nell’alveo dell’epopea risorgimentale e della tradizione nazionale – in un processo di rielaborazione patriottica del passato – episodi di grande impatto locale ma cronologicamente e ideologicamente distanti dagli avvenimenti unitari.

Il 1799 viene trasfigurato ed amplificato e le date simboliche del Risorgimento (1820, 1848, 1860) sono trasferite in ambito locale e lette attraverso questo modulo interpretativo.[6]

Un’altra tappa nel processo di costruzione della memoria è segnata dalla collocazione, il 1 giugno 1890, di due lapidi all’ingresso del Municipio. La prima esalta il contributo della città all’Unità d’Italia (ad Altamura, il 30 agosto 1860 il Comitato insurrezionale aveva proclamato il Governo provvisorio), la seconda commemora cinque altamurani morti il 26 gennaio 1887 a Dogali, nella guerra d’Africa.

Entrambe le epigrafi esaltano più l’orgoglio municipale che la gloria nazionale e il sindaco del tempo nel discorso inaugurale sottolineerà: “il giubilo per la conquistata libertà […] e il valore degli altamurani”.[7]

Il 1799 diviene il denominatore comune sia dell’epopea risorgimentale sia dell’impresa coloniale. Così la memoria nazionale viene utilizzata da parte del notabilato locale per enfatizzare il proprio ruolo.

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[1]P. M. Digiorgio, Esiste un centenario della Repubblica napoletana in provincia? L’esempio del 1899 in Basilicata in A. De Francesco (a cura di), La democrazia alla prova della spada. Esperienza e memoria del 1799 in Europa, Guerini, Abbiategrasso 2003 pp. 503-525.

[2]P. SARDONE, Celebrazione ed elaborazione della memoria nel primo Centenario della Rivoluzione del 1799 ad Altamura in A. MASSAFRA (a cura di), Patrioti e insorgenti in provincia…, cit., p. 404.

[3]Ivi, p.408.

[4]O. SERENA, Altamura…, cit., p. 97.

[5]O. SERENA, Altamura nel 1799. Documenti ecronache inedite, Tipografia Fratelli Portoghese, Altamura 1899.

[6]P. SARDONE, Celebrazione ed elaborazione… in A. MASSAFRA (a cura di), Patrioti e insorgenti in provincia…, cit., pp. 417-419.

[7]Ivi, p. 419.

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